Marketing, The New Pope Sorrentino

Marketing, The New Pope Sorrentino

Si è appena conclusa la seconda serie del regista premio Oscar, Paolo Sorrentino: The New Pope. Cosa c’entra il Marketing con questa serie sul Papa?

Ho seguito queste nove puntate, dopo aver apprezzato e allo stesso tempo non compreso il prequel The Young Pope nel 2016. Nella serie incentrata su Lenny Belardo, interpretato da Jude Law, mi è sembrato che il focus fosse stupire con un Papa Antipapa molti pregi e difetti della fede cristiana cattolica. Nella nuova serie vorrei provare a trovare una chiave di lettura diversa da quelle che sto leggendo online.

Secondo me, i caratteri di studio riguardo a Comunicazione e Marketing diventano sempre più fondamentali per scoprire il mondo dipinto da un regista che inizio sempre più ad apprezzare e – forse – a capire. A cominciare dalla figura della sexy e sofisticata Sofia Dubois, direttrice marketing del Vaticano. Cécile de France in The Young Pope se l’era dovuta vedere con un papa che non voleva farsi vedere in pubblico, cambiando idea solo nella puntata finale, per poi entrare in coma.

In questa serie ha un ruolo centrale sia per il suo lavoro, reso sempre più difficile dal “presunto omicidio” di papa Francesco II prima, e nella gestione con i media della compresenza dei due papi poi.

“Il dubbio è un Arma”

Angelo Voiello

Lei è abilissima a sfruttare i dubbi del mondo attraverso una sola foto di Jude Law, e mentre il mondo si interessa e incuriosisce, si dimentica dei soprusi della chiesa e dei suoi problemi interni.

Come comunicare il mistero della fede, un avvicendarsi troppo rapido di tre papi nel giro di pochi mesi, la nascita del fanatismo cattolico intorno alla figura di papa Pio XIII?

Nei primi due episodi scopriamo il nuovo papa Giovanni Paolo III, interpretato dall’enigmatico John Malkovic. E il tema diventa sempre più, a mio avviso, il marketing. Inteso in tutte le sfacciature possibili.

Marketing The New Pope Sorrentino e il ritorno del Young Pope

Ma le riflessioni su comunicazione e marketing più ficcanti nella seconda stagione sono fatte da due personaggi: Lenny Belardo e Voiello. L’americano dopo essersi risvegliato dal coma – o risorto – si interroga su come il mondo vivrà il suo ritorno alla vita e poi al papato. Su come spingere i tasti della sua assenza che creano l’attesa e il vero valore della sua presenza.

Nel monologo delirante in cui si presenta ai cardinali avvicendandosi a Giovanni Paolo III, the Young Pope minaccia l’assemblea. Il nostro incontro sarà segreto. “Vi ricordate che vi dissi che i fedeli sarebbero venuti da voi attraverso una stretta porta e voi mi avete deriso?” chiede Belardo.

“Diciamo sempre guidiamo il cuore della gente ma che cosa vuol dire? Il cuore non è nulla più di un organo che batte, a volte più in fretta, a volte più lento e a volte si ferma. Il cuore è un meccanismo e allora cosa vuol dire guidare il cuore della gente? Vuol dire governare le emozioni, le vostre, quelle dei cattolici fuori da queste mura, e se le governate il prossimo vi seguirà. Questo si chiama potere. Il nostro eccellente Voiello lo esercita su tutti voi.”

Lenny Belardo, Pio XIII

Il potere a cui si riferisce Jude Law vestito medievale è quello della comunicazione. Spesso anche le aziende, gli opinion leader e i politici lavorano sulle emozioni per creare emozioni. E a seconda della necessità servirsene. Pensate a Matteo Salvini e a come attraverso la Bestia, la rete di comunicazione attraverso cui diffonde fake news o cavalca notizie vere per alimentare la paura e la rabbia degli italiani.

Pensate a una qualsiasi grande azienda mondiale, non si gioca forse con sulle emozioni tutte le campagne migliori degli ultimi anni sia televisive che online?

Nella serie di Paolo Sorrentino si usa l’emblema del mistero mondiale, la Chiesa, per mostrare che le regole della comunicazione sottendono quasi tutte le nostre azioni. Sono parte della nostra vita quotidiana.

Il cardinale Voiello, l’elogio funebre di Silvio Orlando

Il punto più alto è l’elogio funebre del giovane paralitico Girolamo, unico amico del ruolo più bello di entrambe le serie tv, il cardinale napoletano Voiello.

“Ama il prossimo tuo come te stesso – dice Gesù. Io ne ho solo uno di prossimo: tu, Girolamo”. Inizia un commosso Silvio Orlando.

“Perché ho chiesto a tutti voi di essere qui oggi per ricordare Girolamo? Per rimediare a un’ingiustizia, perché io sono stato l’unica persona ad avere la grande fortuna di passare del tempo con lui, e intendo riparare a questo torto”.

A quel punto di fronte a tutti i potenti della Chiesa e della politica nazionale, perchè Voiello pretende i funerali di Stato per un disabile che non ha mai avuto amici in vita e immagina, sogna, la vita che Girolamo avrebbe vissuto se fosse stato bene. Per poi attaccare il mondo politico del Vaticano e italiano con parole bellissime. “Girolamo è tutto quello che noi non siamo. Ed è per questo che siamo qui riuniti oggi, per celebrarlo. Perché noi non siamo come lui e perché vorremmo essere come lui, che è il motivo per cui lo contempliamo e lo adoriamo, e perché Girolamo sa volere bene e sa anche essere un amico vero“. E infine: “Girolamo è il mondo che soffre, Girolamo è il mondo che ama e ringrazio Dio di avermi dato la straordinaria opportunità di essere il suo migliore amico”. “Tu, solo tu, che hai conosciuto a fondo lo strazio della sofferenza, la bellezza del sacrificio e la forza dell’amore, sappi che non ti dimenticherò mai Girolamo, mai”.

Orlando ha una dolcezza nei modi, una prosodia napoletana e una zeppola simpatica che depone con le sue parole il corpo del giovane ragazzo come Maria nella Pietà di Michelangelo a San Pietro. E, ammetto, mi ha emozionato.

Che ne pensate di questa mia lettura? Fatemelo sapere! 😉

Grazie per l’attenzione,

Francesco Iodice