4 ottobre, San Francesco d’Assisi: il santo poeta

Ogni anno il 4 ottobre è per me ogni anno un giorno speciale. Sono molto legato alla figura di san Francesco d’Assisi. Ho 29 anni e penso mal contate che io sia stato ad Assisi almeno 22-23 volte.

La figura di Francesco, “il poverello di Assisi”, “il Giullare di Dio”, “L’infinitamente piccolo”, lo “sposo di Madonna Poverta” è una delle più affascinanti della spiritualità direi universale oltre che cristiana. Lo stesso Jacques Le Goff, storico medievalista di fama internazionale, afferma nel suo “San Francesco” che la sua figura trascende il cristianesimo ed è diventata in un certo modo patrimonio comune, amato in ogni epoca per semplicità e novità.

Ma non solo. Tra le mille cose che è stato san Francesco da Assisi in questo articolo voglio affrontare una in particolare: il poeta.

Da quando insegno Comunicazione e Linguaggi all’Enaip di Novara inizio i miei corsi come il Prof. Giuseppe Frasso iniziò il suo di Italiano 1 in Università Cattolica che io seguii nel 2007-2008: con il “Cantico delle Creature“.

Molti non lo sanno, ma Gianfranco Contini, uno dei più grandi filologi italiani di sempre, forse il più grande, pone questa poesia-preghiera a capo della sua antologia della letteratura italiana Letteratura italiana delle origini“.

Di Francesco ci rimangono alcuni scritti minori in latino, tuttavia l’opera più importante è in lingua volgare. Per la precisione umbro. Ed è stato scritto, pare, in luoghi che mi sono particolarmente cari: il chiostro di San Damiano, dove il Crocifisso parlò a Francesco e la Porziuncola, la cappella da lui più amata e dove volle infatti morire.

I miei studenti ormai sanno che: “Il Cantico delle Creature”, conosciuto anche come “Il cantico di Frate sole e Sorella Luna” è la prima poesia scritta in italiano. Il suo autore è Francesco d’Assisi che l’ha composta, secondo la leggenda, fra il 1224 e il 1226, l’anno stesso della morte.
La poesia è una lode a Dio, alla vita e alla natura che viene vista in tutta la sua bellezza e complessità.
Composto in volgare umbro del XIII secolo (folta la presenza di -u finale – plurale di terza persona in -ano “konfano” – l’epitesi di ène – la congiunzione ka – il verbo “mentovare”), con influssi toscani e francesi, e latinismi. Il Cantico ha la forma di prosa ritmica assonanzata.

Sul piano dello stile, Barberi Squarotti ha osservato che il Cantico non è rivolto ai letterati, ma al popolo: è scritto perciò in un linguaggio chiaro e privo di vistosi ornamenti retorici, ma non senza una precisa consapevolezza tecnica, come dimostra l’uso molto abile di allitterazioni e di rime e l’adozione di una struttura ritmica che richiama i versetti dei Salmi e la cadenza dei canti liturgici latini.

Perciò senza ulteriori indugi ecco la prima poesia della letteratura italiana: “Il Cantico delle Creature” di san Francesco d’Assisi.

Altissimu, onnipotente, bon Signore,
tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature,
spetialmente messor lo frate sole,
lo qual è iorno, et allumini noi per lui.

Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle:
in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale a le tue creature dài sustentamento.
Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore
et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli ke ‘l sosterrano in pace,
ka da te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare:
guai a·cquelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no ‘l farrà male.
Laudate e benedicete mi’ Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.

Parafrasi

Altissimo, Onnipotente Buon Signore, tue sono la lode, la gloria, l’onore ed ogni benedizione.
A te solo Altissimo, si addicono e nessun uomo è degno di pronunciare il tuo nome.
Tu sia lodato, mio Signore, insieme a tutte le creature specialmente il fratello sole, il quale è la luce del giorno, e tu attraverso di lui ci illumini.

Ed esso è bello e raggiante con un grande splendore: simboleggia te, Altissimo.
Tu sia lodato, o mio Signore, per sorella luna e le stelle: in cielo le hai formate, chiare preziose e belle.
Tu sia lodato, mio Signore, per fratello vento,e per l’aria e per il cielo; quello nuvoloso e quello sereno e ogni tempo
tramite il quale dai sostentamento alle creature.
Tu sia lodato, mio Signore, per sorella acqua, la quale è molto utile e umile, preziosa e pura.
Tu sia lodato, mio Signore, per fratello fuoco, attraverso il quale illumini la notte. E’ bello, giocondo, robusto e forte.
Tu sia lodato, mio Signore, per nostra sorella madre terra, la quale ci dà nutrimento, ci mantiene e produce diversi frutti con fiori colorati ed erba.
Tu sia lodato, mio Signore, per quelli che perdonano in nome del tuo amore e sopportano malattie e sofferenze.
Beati quelli che le sopporteranno in pace, perchè saranno incoronati.

Tu sia lodato, mio Signore, per la nostra morte corporale, dalla quale nessun uomo vivente può scappare:
guai a quelli che moriranno mentre sono in situazione di peccato mortale.
Beati quelli che la troveranno mentre stanno rispettando le tue volontà,
perché la seconda morte, non farà loro male.
Lodate e benedicete il mio Signore, ringraziatelo e servitelo con grande umiltà.

Grazie della tua attenzione, Enjoy😀
Francesco Umberto Iodice